La solennità del 25 Marzo (Annunciazione in Occidente, Evanghelistria in Oriente) è sempre stata considerata una celebrazione congiunta: vale a dire del " Verbo che si fa Figlio di Maria e della Vergine che diviene Madre di Dio" (Marialis cultus 6). Essa è stata introdotta come festa propria verso la metà del VI secolo, ma la speciale attenzione che i Padri hanno prestato al mistero celebrato va ben al di là di questo limite cronologico. Anche nella liturgia rinnovata dopo il Vaticano II il testo fondamentale ed ispiratore della intera celebrazione rimane il racconto dell'avvenimento fatto da Luca; un brano evangelico che è stato molto meditato e commentato dai Padri, a partire dalla più remota antichità cristiana. In una raccolta di composizioni poetiche del II secolo, dette Oracoli Sibillini, l'Incarnazione del Figlio di Dio in Maria viene raccontata con accenti ispirati e suggestivi: "Alla fanciulla l'arcangelo con la voce così si volse: Nel tuo seno immacolato, o Vergine, Dio ricevi. Così parlando, il Signore ispirò grazia nella dolce fanciulla ma lei, udendo, ne fu scossa e stupita. Tremante, immobile stette, con la mente confusa e il cuore che palpitava per l'inatteso messaggio. In seguito però ne gioì e il cuore caldo si sentì con la voce. La fanciulla sorrise, le gote di rossore soffuse, nella gioia rapita e con i sensi conquisi da amabile pudore. Prese dunque coraggio e il Verbo nel suo corpo veloce discese" (VIII, 460-468). La Vergine è colta in alcune sue reazioni genuinamente umane, che sfumano tuttavia nell'arcana atmosfera creata dall'ultimo verso, dove il compimento del prodigio viene velocemente accennato. Il saluto dell'angelo alla Vergine ha dato luogo a svariati commenti da parte dei Padri. Origene fa notare come le parole: "Rallegrati, o piena di grazia" abbiano una risonanza assolutamente inconsueta e nascondono un messaggio straordinario. Per questo Maria rimane turbata. Lei che conosce la Scrittura, grazie alle sue quotidiane meditazioni, non ricorda di aver mai letto parole del genere. Allora Gabriele la rassicura (cf Omelie su Luca 6,7). Il significato del messaggio angelico viene così spiegato da Pier Crisologo ai suoi cristiani di Ravenna: in Maria non si verificherà soltanto una presenza della grazia, ma in lei scenderà la pienezza stessa della grazia. Il Signore verrà a lei non soltanto per farle visita, ma per operare un mistero mai verificatosi prima: nascere come uomo da lei. Pertanto Maria, in virtù della grazia, diventerà madre dei viventi (cf Sermone 140,3-4). Sulla risposta di Maria all'Angelo, Tito di Bostra fa un rilievo lodando la sapienza di lei che, senza cadere nell'incredulità o nella vana curiosità, domanda appropriate spiegazioni sul modo in cui dovrà compiersi l'evento della sua maternità (Comm. a Luca). L'atteggiamento della Madre di Dio in questo mistero suggerusce il parallelo con Eva. Le Parole rivolte da Gabriele a Maria suonano come una benedizione e annunciano gioia, mentre quelle rivolte da Dio alla prima donna dopo il peccato non fanno che sancire una condanna, la quale sarà sorgente di paura e di dolore. Ma Eva ha trovato in Maria la sua difesa; infatti scrive Gregorio: "La prima (donna) aperse la via al peccato; la seconda favorì l'ingresso alla giustificazione. Quella seguì il consiglio del serpente; questa presentò l'uccisione del serpente e generò l'autore della luce. Quella, mediante l'albero, introdusse il peccato; questa, al contrario, sempre mediante l'albero introdusse il bene. Per albero intendo la croce; e il frutto di questo albero è sempre verde e diventa vita immortale per quelli che lo gustano" (Omelia sul Natale). I Padri a ragione considerano l'ultima parola di Maria all'angelo come una mirabile espressione di fede e di totale adesione al volere di Dio. Leggiamo in un'omelia di Antipastro di Bostra: "La vergine non disse: Lascia perdere: è vano ciò che tu dici; io sono vergine e non conosco uomo; non è ragionevole ciò che mi esponi. Ma dopo che l'angelo ebbe spiegato: Lo Spirito santo verrà sopra di te, avendo la Spirituale spiritualmente ascoltato e la Santa santamente creduto alle sante parole, rimane ferma nella fede e nell'accettazione dell'annuncio" (Sulla Madre di Di 11). A conclusione di questo incontro tra la grazia di Dio e la risposta generosa di Maria, si compì il grande evento che, come osservava Basilio di Seleucia, non cesserà mai di essere misterioso e che suscitò lo stupore della creazione, la quale non aveva mai visto prima qualcosa di simile. "Un figlio che era padre della genitrice; un bimbo preesistente alla madre; un fanciullo più antico dei secoli. Il nato in fatti non era un semplice uomo, ma il verbo di Dio incarnatosi dalla Vergine e rivestitosi di una carne a me consotanziale, alfine di salvare il simile con il simile".
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