Discorso in occasione del Venticinquesimo del mio sacerdozio.

Amici, fratelli, carissimi tutti qui presenti, non ho che da narrarvi e da narrare le infinite meraviglie che il Signore ha desiderato realizzare attraverso il mio ministero presbiterale, conferitomi 25 anni fa per mezzo del Cardinale Salvatore Pappalardo, di venerata memoria, che sento sempre vicino nella mia vita ministeriale. Vi racconto che alla vigilia della mia ordinazione quella notte, del 22 Marzo 1985, piansi tanto e al Signore dicevo in un accorata intimità e in supplichevole singhiozzo: " perché mi hai scelto, perché ti sei intestardito con me?" A sua volta il Signore in un interiore risposta mi diceva: "io ho bisogno di te e tu fidati di me", a queste sue incoraggianti ed esortanti parole, io, testone come sono, insistevo e gli dicevo: " e se poi non ti sarò fedele e se poi ti farò fare cattiva figura, come la mettiamo?" Allora, egli mi rispose: " ti conosco e ti amo così come sei, tu invece abbandonati a me", ed io nonostante la mia povertà, ho creduto nel suo infinito amore! I motivi sono tanti per ringraziarLo, poiché sono state tante le sue attenzioni nei miei riguardi. Debbo ringraziarlo e benedirlo anche per tutte le persone che lui mi ha fatto incontrare in questi lunghi 25 anni del mio ministero.  Poiché, tantissimi sono i fratelli che hanno potuto usufruire della grazia santificante del ministero presbiterale donatomi da Lui: sommo, unico e perfetto sacerdote. Per tutti loro ho sempre pregato, supplicato e chiesto la grazia santificante per la loro vita. Ho sperato sempre che tutte le persone incontrassero in me sempre il Signore, poiché questo è stato sempre il mio unico intento. Però ad alcuni  fratelli a causa della mia umana fragilità non ho potuto offrire loro una piena testimonianza nella fede. Tuttavia, sappiano che per essi, non solo ho pregato di più il Signore per le ferite che ho loro procurato, ma ho chiesto che fossero ricolmati da più  grazie celesti e nessun peccato fosse loro addebitato per mia colpa.
Per raccontare tutte le meraviglie operate dal Signore della  Misericordia e della gloria, occorrerebbe che questa sera ci fermassimo qui per altri 25 anni. Ma mi rendo conto che ciò è impossibile. Allora desidero solamente testimoniare che i tesori di grazie sparse ed elargite dal Signore nei cuori di tutti fratelli sono veramente incommensurabili. La grandezza di questo mistero e ministero desidero raccontarvelo in sintesi attraverso alcuni episodi di esso. Per la prima volta mi capitò di confessare una persona che non si confessava da 15 anni, mi sembrò un cosa cosi incredibile, che ne rimasi tanto meravigliato. Poi mi accadde di confessare un'altra persona che non si confessava da quasi quaranta anni e lì rimasi di stucco. Ma la realtà veramente sorprendente è, quando compresi che Dio agisce in modo mirabile, quando confessai una persona che da oltre 60 anni non si confessava, immaginate da 60 anni, a parte la battuta che io gli dissi per sdrammatizzare la situazione: "mica mi vuole tenere per caso qui a raccontarmi tutti i suoi peccati per altri 60 anni ?!" Ci ridemmo su; ma lì compresi, invece, quanto il Signore sia grande e quanto egli ami ognuno di noi in un modo veramente unico. Cioè, Dio aveva atteso 60 anni che quella sua creatura tornasse da Lui. Ciò rivelò al mio cuore quanta pazienza, quanto attesa e quanto amore  Dio ha per ognuno di noi. Pensate Il Signore, prima mi creò, poi mi formò, poi mi consacrò sacerdote per raggiungere quella persona, per la quale egli anche aveva versato il suo sangue, tutto ciò è veramente sorprendente. Il Signore ama veramente senza limiti, pensate, allora io avevo trentacinque anni appena e quella persona 75 anni.  Vi racconto un altro episodio di alcuni anni fa. Un giovane parrocchiano mi presento un suo amico che proveniva da una famiglia di giornalisti, Il cui padre non l'aveva battezzato perché non credente. All'età di trenta anni, lui, comprese che la sua vita senza Cristo non poteva più andare avanti. Così iniziammo un cammino di due lunghi anni che lo portò al battesimo e alla cresima e alla Comunione, che io gli amministrai, con il permesso dell' Arcivescovo, la notte di Pasqua del 1988. Ciò fu molto interessante perché cercai nel migliore dei modi e nel modo più genuino possibile di fargli conoscere Cristo e condurlo alla fede. Invece Dio si servi di quel giovane per far riscoprire il battesimo e la gioia della propria fede a tutta la comunità parrocchiale che allora guidavo. Non Nascondo, che quel cammino aiutò molto anche me a vivere la mia vita di credente e di presbitero.
Il 29 Ottobre del 1989 mi arriva una telefonata dal Vescovo ausiliare di quel tempo, mons. Gristina, e poi dal Vicario territoriale di allora, i quali mi comunicavano che dovevo prendere servizio ministeriale dal 1 Novembre, Festa di tutti i Santi, presso la parrocchia di San Carlo a Pagliarelli, dissi di sì. Ma il 31 Ottobre mio fratello maggiore mi comunicò una notizia: "sai ho visto al telegiornale che un parroco di Palermo è stato trasferito e non vuole andare via e i parrocchiani hanno fatto sciopero e minacciano di protestare ad oltranza"  ma non mi seppe dire dove, a mio fratello dicevo: " certo mi dispiace, ma noi dobbiamo fare la volontà di Dio e spero che questa situazione si risolva" . Venne il primo Novembre e mi presentai di primo mattino a San Carlo. Pensate, quella era la parrocchia in questione, trovai la gente che con cartelloni  protestavano fuori la chiesa e non permettevano di entrare a nessuno, a me da parte dei superiori non fu detto nulla di quella faccenda. Quando arrivò il vicario territoriale mi impose di celebrare, ma in quella situazione proprio non mi sentivo, in chiesa c'erano appena una ventina di persone, tra cui qualche mio amico che riuscì a forzare quel blocco e qualche parrocchiano che dagli altri furono definiti traditori. Il vicario mi impose di dover fare l'omelia che avevo preparato per l'occasione, ma in quel contesto molto agitato non volevo farla, mi sentivo così amareggiato e deluso, ma per obbedienza al Signore e ai miei superiori la feci con grande speranza per il futuro di quella comunità. Nel mentre tremavo tutto come uno foglio di carta al vento. Alla fine della S. Messa alcuni parrocchiani vollero essere ricevuti dal vicario territoriale, mentre il parroco uscente mi faceva vedere i locali, passammo davanti a coloro che attendevano di essere ricevuti ed alcuni si avventarono contro di me per il semplice fatto che io avevo accettato l'incarico, dalla stanza uscì il vicario il quale riuscì a sedare gli animi dei rivoltosi. Per diversi mesi ebbi ostacoli e problemi, ma confidando nel Signore con quelli che mi erano stati contro diventammo autentici amici, e poi la parrocchia prese il largo a gonfie vele. Tanto è stato il bene che abbiamo fatto insieme a quella parrocchia.
Un altro episodio fu quando approdarono presso di me una coppia di sposi, i quali avevano rotto famiglia e matrimonio, avevano venduto tutti i mobili, lasciato l'appartamento ed ognuno era andato a vivere per conto proprio, poiché sembrava impossibile la ricomposizione di quella famiglia.  La causa che aveva generato il tutto fu dato dal fatto che la moglie attendeva una gravidanza, poiché al marito avevano messo in testa che quella creatura che attendevano non era frutto del loro amore. Con la pazienza e con la preghiera, il dialogo prima singolarmente e poi il dialogo di coppia dopo un anno e più ritornarono a vivere insieme, ma non avevano più i mobili e non avevano più nulla. Allora coinvolsi la comunità e in poco tempo ebbero tutto, e a loro dire " avevano una casa armata di mobili più belli di prima". Quindi tornata la serenità e la pace, quella creatura che aspettavano, che poi nacque, era spiccicata i loro genitori. Tanto che poi celebrammo un loro anniversario di matrimonio come se fosse stato il loro giorno di nozze. Veramente Dio ha partecipato il dono della sua fedeltà al sacramento del matrimonio nonostante le tempeste del mondo.
In alcuni anni del mio ministero non avevo una casa canonica, allora per ben più di dieci anni ho vissuto per grazia di Dio in un centro d'accoglienza per minori con disagi vari, il centro studi San Carlo Borromeo. In quegli anni già si trovava là un giovane, Pedalino Giovanni, che era stato abbandonato da piccolo dai sui genitori, perché aveva una malattia contratta alla nascita, la quale prende i polmoni, una specie di muco che non permette di far respirare e di non far condurre bene la vita la: viscidosi. Grazie a Dio nonostante ciò, questo giovane ebbe un lavoro e si poté sistemare e sposare, ma non poteva avere dei figli a causa di quella malattia. La moglie non aveva compreso queste due cose importanti, che la malattia richiedesse una attenzione particolare ed accettare che non potevano avere figli. Purtroppo lei l'abbandonò in un momento difficile ed io ebbi il dono di potergli stare accanto, specialmente nell'ultima parte della sua vita, quando la malattia ebbe il sopravvento. Dopo la mia giornata intensa andavo in ospedale per fargli le notti e stargli vicino, imparai anche le tecniche per farlo espettorare, per misuragli la circolazione dell'ossigeno nel sangue, ect. per aiutarlo nei momenti di crisi respiratoria. In quelle notti per lui ero padre, madre e fratello oltre che sacerdote, nelle varie crisi che ebbe, preso dal panico per la gravità della sua malattia mi diceva: "Ma potrò andare in cielo? Ma Dio potrà perdonarmi? Ma Dio mi ama? Ma perché sono stato abbandonato? Ma, mia moglie mi vuole veramente bene? Sentirgli proferire quelle domande erano per me come ferite al cuore, e io mi rifugiavo nel Signore  e, il Signore mi suggeriva le parole più idonee per confortarlo e fargli comprendere che lui era amato. In tanto nel segreto del mio cuore chiedevo con accorato appello al Signore la sua guarigione. Così come in altre occasioni mi ero ritrovato a fare, per altre situazioni disperate, ma i disegni di Dio sono altri. Però, in quella occasione il Signore m'aiutò a far rientrare la sua sposa, tanto che lui si diparti da noi con tutto l'affetto inimmaginabile. Ancora oggi sento la sua assistenza nel mio ministero, come sento l'assistenza di tanti altri in particolar modo di tutti quei ragazzi giovani che per malattie diverse e gravi dei nostri tempi, oggi sono tra le braccia amorose del Buon Dio e, a Gesù dico grazie per avermeli fatti incontrare e conoscere, un giorno spero di rivederli.
La celebrazione Eucaristica per me è stata sempre un incontro unico con Colui che sull'altare s'immola e si dona per nutrirci con il suo infinito affetto. Come il pane e il vino che si trasformano nel corpo e sangue di Gesù, ho sempre desiderato che i miei parrocchiani venissero trasformati di continuo nel pienezza di vita del Signore. Tante volte nel tenere tra le mie mani il corpo del Signore e il calice del suo sangue, lo quasi strangolato per chiedergli delle grazie a favore dei miei parrocchiani. Dal 2000 con l'aiuto di Giovanni Paolo II, ho sviluppato un pensiero spirituale che mi aiuta molto, mentre celebro la santa messa, quello di trasferirmi con il cuore, con la mente  con tutta la mia poca fede nel cenacolo dove Gesù istituì l'eucaristia e il sacerdozio, perché la chiesa è nata lì e così il sacerdozio di Cristo, di cui io indegnamente ne sono un suo strumento. Per farvi comprendere cosa possa significare per un sacerdote presiedere l'eucarestia il quale non rinuncerebbe mai alla sua presidenza specialmente se parroco, vi racconto che mi sono umiliato alcune volte a questa forma di fierezza sottraendomi in due momenti importanti della vita parrocchiale, durante la presidenza della notte di Natale e della notte di Pasqua a favore di confratelli sacerdoti e in particolar modo sacerdoti africani, miei amici che mai per il ruolo da loro svolto non mai avevano presieduto queste liturgie solenni. Lo feci anche a favore  e per il bene di tutta l'Africa.
Durante questi 25 anni quanti ricordi, quante persone incontrate, quanti volti da ricordare i vostri volti, quante attività pastorali, quante attività estive, quante celebrazioni, quanti sacramenti celebrati, quante preghiere, quante suppliche, quante feste, quante energie profuse, quante consolazioni, tutte realtà passate attraverso il ministero di un presbitero, ma tutte sostenute dall'infinita grazia e potenza dello Spirito Santo. La parrocchia di Santa Lucia al borgo vecchio, la parrocchia di San Carlo Borromeo a Pagliarelli, la Parrocchia di San Giuseppe a Campofelice di Fitalia, La parrocchia dell'Immacolata Concezione a Godrano, la parrocchia di San Francesco di Paola a Cefalà Diana, ora dal 25 ottobre scorso L'Annunciazione del Signore. L'insegnamento a scuola statale e nella scuola Teologica di Base San Luca. I gruppi e i movimenti: il Gruppo Famiglia Camminare Insieme, L'A.G.E.S.C.I., la comunità dei Fazzoletti bianchi. Da Due anni il seminario e il propedeutico del Seminario. In questo elenco infinito non posso trascurare l'affetto con il quale tanti in questi anni mi hanno circondato e sostenuto. Il mio pensiero corre in particolare a tutti i collaboratori, i quali sono stati veramente tanti, di cui posso definirli come angeli postemi accanto, per far meglio della vita e del ministero sacerdotale una liturgia santa e perenne, gradita e di soave odore al Signore Dio, della santità e del sommo bene. Tutti mi hanno aiutato ognuno con il proprio apporto per fare insieme della chiesa del Signore una Chiesa viva, bella e santa. A tutti quelli che ho incontrato, a tutti quelli che mi hanno collaborato dico grazie e dedico pienamente questo mio 25° di sacerdozio, come una unica lode a Dio. Ho cercato sempre di fare del mio meglio al di là delle mie umane debolezze, così come mi disse mio padre qualche giorno prima della mia ordinazione : "figlio mio io non ne capisco molto di sacerdozio, ma se lo devi fare, fallo bene!" allora, amici, dal mio cuore si eleva a Dio un sentito grazie di lode e benedizione, per avermi pensato come sacerdote per la sua amata Chiesa. Il sacerdozio è una bella vocazione, se ve l'ho fatto amare, ringraziate Dio, ma se non ve l'ho fatto amare sappiate che non era quello il vero sacerdote che il Signore voleva, per questo motivo chiedo di perdonarmi, ma voi amate il sacerdozio perché esso è stato voluto da Gesù, poiché Lui è stato il vero ed eterno sacerdote. Prima di concludere desidero ringraziare e ricordare al Signore tutti i miei formatori che mi prepararono al presbiterato e sono tanti, ma tutti li porto particolarmente nel cuore, uno è stato il mio parroco P. Giuseppe Castiglione che mi incoraggiò ad andare avanti. Ma in questi anni mi sono stati affianco i miei familiari che nel silenzio e con l'affetto mi hanno sostenuto in particolare i miei genitori e tra i due mia madre. Nel ringraziarvi oggi per la vostra amabile presenza a questa solenne festa, che insieme abbiamo voluto. Per voi chiedo al Signore di concedervi tutte le grazie necessarie per la vostra personale santificazione, perché mi siete tutti familiari cari, grazie di cuore a Dio, grazie di cuore a voi. A questa comunità dell'Annunciazione del Signore alla quale sto dedicando gli anni maturi del mio sacerdozio, dico: Già siete nel mio cuore. Questo mio cuore che si è dovuto ampliare e dilatare visto che siete la sesta comunità parrocchiale che il Signore mi affida. In ultimo desidero esprime due lodi: prima alla Beata Vergine Maria che è stata la custode del mio sacerdozio e del mio Celibato considerandola come mia Madre. La seconda lode tutta particolare la voglio elevare a Gesù sommo ed eterno Sacerdote, nostro avvocato presso il Padre, facciamogli una applauso di gioia e con questo gli diciamo grazie per averci donato il sacerdozio ministeriale. Amen
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